Comic Creation | tra Disegni & Sceneggiatura

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Per Sempre, [Ispirata: Teen Titans; Genere: Triste]
view post Posted on 2/1/2008, 23:46Quote
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What's the matter?
Afraid of the dark?

Group: Le Cape Supreme
Posts: 833
Location: Arkham Asylum


Status: Utente anonimo


Titolo: Per Sempre
Serie: Teen Titans [cartoon/fumetto ispirato al cartoon e fumetto originale xD]
Genere: Triste
Personaggi: Blackfire
Altro: One-shot.




Dedicato al mio adorato fratellino, perenne fonte di ispirazione




Per Sempre





Nessuna domanda è più difficile di quella la cui risposta è ovvia.
George Bernard Shaw



L’urlo proveniva dalla quinta stanza al nono piano del palazzo reale, ovvero la camera da letto della primogenita figlia di Luand’r e Myand’r, la regina il re di Tamaran. La camera da letto di Blackfire, principessa del pianeta.

Quella doveva essere una splendida mattinata in cui avrebbe saltato la scuola con alcuni suoi amici per andare a visitare una delle lune dei Centauri… e invece! Orrore…! Tenendo le mani sulla bocca per impedirsi di continuare ad urlare, si guardò disgustata allo specchio. Era completamente viola… la sua bellissima pelle abbronzata, che risaltava lo scuro dei suoi occhi e dei suoi capelli, era viola. Rabbrividì. La trasformazione di cui tanto aveva sentito parlare. Ma perché oggi? Perché?! E poi, non era un po’ presto? Di solito avveniva sui sedici, diciassette anni… lei ne aveva quattordici! Era un’ingiustizia bella e buona!

<< Principessa! >> urlò Galfore, sfondando la porta della sua stanza. Accanto a lui galleggiavano in aria, pronti a combattere, le pesti, ovvero sua sorella Starfire e il fratello Wildfire. << Cos’è successo? >> domandò l’omone, guardando dentro la camera cercando di individuare l’inesistente nemico.

<< Cos’è successo? >> gli fece il verso la principessa. << Sono viola, Galfore! >>

Dopo aver pronunciato queste parole, si diede della stupida. Gettandosi sul letto cercò di coprirsi il più possibile. Non voleva essere vista da qualcuno in quello stato! Men che mai da quelle pesti o da Galfore!
L’attenzione dei tre, utilizzata all’unico scopo di scovare un intruso, fu spostata sulla ragazza. Wildfire scoppiò a ridere, mentre tornava con i piedi per terra. Le ci volle tutto il suo contegno per non colpirlo. Starfire invece la guardava incuriosita.

<< Cosa è successo alla sorella Blackfire? >>

<< La trasformazione, principessina. >>

<< Oh… >>

<< Andatevene! >> urlò, con un tono di voce che suonò più supplichevole di quanto non desiderasse. In quel momento voleva solo restare lì sotto, evitare ogni contatto tamaraniano e deprimersi, almeno finché la sua pelle non avesse ripreso il suo colore naturale.

<< Meglio lasciare la… >> fece per dire Galfore, ma i due ragazzini erano già vicino alla ragazza. Wildfire saltava sul letto, forse cercando di far uscire la sorella allo scoperto – dato che questa si era portata le coperte fin sopra la testa – e Starfire seguiva l’esempio con la stessa dedizione. Inutile tentare di portarli via. Quando cercavano di attirare l’attenzione di Blackfire diventavano irrazionali, permalosi e cocciuti. Prese la porta e la riparò in poco tempo, senza controllare cosa facessero i principi, per poi allontanarsi lasciandoli soli. Avrebbe avvisato lui il re e la regina che quel giorno i tre avrebbero saltato la scuola, una per motivi di salute, gli altri per sostegno morale all’ammalata.

<< Ve ne volete andare? >> sbottò, uscendo dal suo nascondiglio, e mostrando quindi quella pelle viola che detestava. << No, non voglio! >> piagnucolò Starfire, abbracciandole il braccio destro con fare capriccioso. Wildfire si era seduto dall’altra parte, sul viso quel sorriso da monello di prima categoria che lo aveva reso famoso in tutto il regno. Roteò gli occhi al cielo, esausta.

<< Non vi faccio schifo? >> domandò. << Sono viola e-

<< Tu sei sempre bellissima! >> scattò il fratellino più piccolo. Lo guardò sinceramente stupita. Se fosse stata la sorella a dire qualcosa del genere, non ci avrebbe fatto molto caso. Ma Wildfire non aveva mai mostrato tutta quella ammirazione nei suoi confronti, almeno non la stessa che mostrava Star. Accarezzò i capelli rossicci del bambino, sorridendogli dolcemente. << Grazie. >>

Lui arrossì vivacemente, come se solo in quel momento si fosse accorto di aver parlato. Borbottò qualcosa in risposta.

<< La sorellona Blackfire ci porta a fare una passeggiata oggi, sì? >> chiese la ragazzina – dodici anni – che ancora non aveva mollato il suo braccio.

<< No, Star. Finché questa trasformazione non finisce, non uscirò da questa stanza. >> rispose, decisa. Così avrebbe fatto.

<< Sììì! >> rise allegro Wildfire.

<< Sei contento? >>

<< Sì, così potremo starti vicino. Non ci sei mai. >>

Sentì una morsa allo stomaco. Era vero, ultimamente non faceva altro che uscire con gli amici e rinchiudersi in camera quando tornava a casa. Dovevano sentirsi piuttosto trascurati. Starfire strinse di più il braccio, tanto da farle male, ma non si lamentò. Il bambino le saltò al collo, prendendola alla sprovvista. Anche lui cercava contatto fisico. Questo non era affatto principesco, si disse. Ma nemmeno avere la pelle viola lo era, quindi non poteva neanche lamentarsi.

<< Avete intenzione di restarmi appiccicati per tutto il giorno? >>

<< Sì! >> urlarono in coro, grintosi e decisi, come se avessero aspettato da chissà quanto una scusa qualunque per passare del tempo con la sorella.

<< Avrei qualcosa in contrario… >> ringhiò, con voce davvero seccata. Oh sì, quei due erano teneri e tutto, ma voleva restare da sola. Nessuno aveva rispetto per la sua attuale disgustosa condizione? E poi, era anche scomoda.
<< La sorellona Blackfire ci odia? >>

Fu tentata di dire “sì” e guardarli scappare via in lacrime, offesi e feriti. Ma non lo fece. Non perché fosse una cosa troppo cattiva, o perché avrebbe fatto del male ai suoi fratelli… non lo fece perché le sembrava ingiusto.

<< Se mi lasciate un po’ sola, questa notte potrete dormire qui. >> disse.

Starfire e Wildfire si guardarono sconcertati.

<< Davvero?! >> fece il più piccolo.

Sbuffò.

<< State aspettando che cambi idea? >>

Scesero giù dal letto correndo come fulmini fuori dalla sua stanza, sbattendo la porta quando uscirono (senza neanche ringraziarla). Scosse la testa, esausta.



Si fecero vivi alle dieci di sera, in pigiama. Li spiò divertita mentre la osservavano pettinarsi i capelli. Sulla soglia, non si decidevano ad entrare, e non lo avrebbero fatto, spaventati dal fatto di potarla fare arrabbiare e quindi farli cacciare dalla camera.

<< Non entrare? >> domandò, voltandosi verso l’uscio.
I loro volti quasi si illuminarono. Immediatamente salirono sul letto, mettendosi vicini a bordi opposti, per far sì che la sorella maggiore potesse stare in mezzo. E infatti Blackfire volò fino ad arrivare sopra al letto, atterrando già distesa. Quando anche gli altri due si sistemarono, tirò su le coperte. Wildfire le afferrò la mano, senza stringere, mentre Starfire appoggiò la fronte al suo braccio. Contatto fisico. Cercavano da lei l’amore che i loro genitori non volevano dare. Una vita passata a elemosinare un bacio della buonanotte a tua madre o una pacca sulla spalla da tuo padre, ti segna. Forse il re e la regina non erano cattive persone. Però non sapevano amare. O non riuscivano a dimostralo. Qualunque cosa fosse, quelle due creature ne soffrivano da morire. E tentavano invano di ricevere da lei quell’affetto di cui i loro genitori li avevano privati. Il problema era molto semplice: lei era come Luand’r e Myand’r. Ogni anno, ogni giorno, sentiva diminuire l’amore che provava per i bambini. Certe volte era qualcosa di talmente vago da darle l’impressione che non esistesse. Spesso si ritrovava a capire che non si sarebbe mai e poi mai sacrificata per loro. Però, sarebbe stata disposta a sacrificare i suoi fratelli per salvare sé stessa. Era un egoista, esattamente come suo padre e sua madre. Se solo avesse avuto la forza per fermarsi in quel momento, se solo avesse potuto ordinare al suo cuore “continua ad amarli”, se solo lo avesse voluto davvero, forse sarebbe riuscita a diventare qualcosa di diverso. Una persona, una donna, capace di sacrificarsi per le persone a cui tiene. Ma chi si sacrifica, perde sempre. Perde la stima, l’orgoglio, la vita… anche se ne vale la pena, perdi. Un’unica cosa era riuscita a capire dai suoi genitori: non bisogna perdere. Mai, niente. Cercare in tutti i modi di vincere, di uscire illesa dalla battaglia, di poter tenere la testa alta qualsiasi cosa fosse successa. Sempre. Era una regola d’oro che aveva imparato presto, e che nel combattimento le risultava sempre molto utile. Cercare di perdere il meno possibile. Essere avari di energia, di colpi. E anche nella vita andava utilizzata. Essere avari di emozioni.
Chi meno ama è più forte. Chi non ama affatto, è invincibile.

Avrebbe dovuto dirlo a quei due. Un giorno lo avrebbe fatto, avrebbe spiegato tutto quanto, avrebbe fatto capire loro quanto è importante essere forti. Perché lo è. Una principessa, un’erede al trono, non può essere debole, in nessun modo.

Sentì i respiri farsi regolari, segno che si erano addormentati, forse erano ancora in grado di sognare.

<< Blackfire? >> la voce della sorellina la riscosse. Credeva dormisse profondamente.

<< Sì? >>

<< Ci vuoi bene? >>

Rispondere a quella domanda. Dire di sì – mentire. Dire di no – farle del male. Rispondere a quella domanda. Sembrava una minaccia. Sembrava lo avesse fatto apposta. Sembrava avesse letto tutti i suoi pensieri. Sembrava che la vittima fosse lei. Rispondere a quella domanda. Dire di sì – dover fingere in eterno un affetto che sapeva sarebbe scomparso di lì a poco. Dire di no – rovinare un rapporto di sangue in modo forse permanente. Rispondere a quella domanda.

<< Tu me ne vuoi? >> domandò a sua volta, cercando di sviare il discorso in modo assolutamente disgustoso.

<< Per sempre. >> bisbigliò la voce assonnata di Starfire, la quale ormai tornava a dormire. << Per sempre… >>
Per sempre.

No, non era vero. Non era assolutamente vero. Sentì un nodo allo stomaco e la voglia di morire. Per sempre, no. Era una bugia. Gli occhi si inumidirono. Strinse forte le coperte cercando di impedire a sé stessa di piangere. Non era vero, non le avrebbero voluto bene per sempre.

Blackfire avrebbe fatto qualcosa di terribile, li avrebbe traditi, fatto loro del male. Era la sua natura. Lo sentiva, lo sapeva. E per questo li avrebbe… persi. Scappò un singhiozzo. Si morse forte il labbro inferiore perché non succedesse di nuovo. Perdere è sinonimo di incapacità. Di mancanza, di vergogna, di fallimento. E lei aveva perso in partenza. Forse per questo era così triste? Per l’orgoglio? Per il fallimento in sé? Perché stava facendo la figura della debole?

O c’era qualcosa di più profondo? Amore, odio, solitudine? Il suo cuore era ancora in grado di soffrire oppure quelle erano lacrime nate per il dispiacere di non aver mai avuto qualcosa che desiderava?

Per sempre.

Si voltò verso la sorella.

Per sempre.

La guardò attentamente.

Per sempre.

Tolse la mano dalla sua stretta.

Per sempre.

Fece per accarezzarle la guancia.

Per sempre.

Ma la ragazzina si voltò di scatto, girandosi dall’altra parte del letto.

Per sempre.

Rimase lì con la mano a mezz’aria.

Per sempre.

A dirsi che…

Per sempre.

…non era per sempre.

Per sempre.

Ma anche che nelle illusioni non c’è nulla di sbagliato.

Per sempre.

E che quindi poteva continuare a lasciar credere loro che, sì, voleva loro bene, e che sarebbe stato per sempre.

Per sempre.








I personaggi dei Teen Titans non mi appartengono, e vengono utlizzati solo per divertimento.

C'è una citazione della canzone "Teorema" di Marco Ferradini (chi meno ama è più forte)




[in spoiler i miei scleri xD]

Per scrivere questo mi sono alzata dal letto alle tre di notte, con il terrore che qualcuno si rendesse conto che ero al computer °_° l’idea generale l’ho avuta dopo aver guardato l’episodio “Transfomation” sul Sacro YouTube, quando Star ha detto “Mia sorella, nel suo periodo di trasformazione, è diventata per due giorni viola…” o qualcosa del genere. Ecco, mi sono immediatamente chiesta come Blackfire abbia vissuto quel momento particolare della sua crescita. E via a creare mentalmente la fanfic. Che ho terminato sempre verso le tre di notte XD

ho usato i nomi terrestrizzati perché quelli di Tamaran non mi piacciono XD

Mi perdonate?



Allora… quasi tutte le informazioni sono attendibili (nome dei genitori ecc…) tranne quella dell’età. Sono andata ad occhio. Nella serie i Titans hanno diciassette anni, e a occhio e croce a Black gliene darei due di più – o almeno uno. Comunque mi serviva la differenza tra lei e Star. Volevo una Star molto ingenua e una Black molto più sveglia. Wild invece ha due anni in meno di Star perché lo volevo ancora più ingenuo XD

È stato divertente scrivere di Blackfire, almeno di una Black sull’orlo dell’abisso. L’idea che mi sono fatta di lei è molto personale. Ci sono i suoi fratelli, per i quali è una Dea. Ci sono i suoi genitori, per i quali è l’erede al trono. Ci sono i sudditi, per i quali deve essere sempre e comunque la migliore.

Un po’ asfissiante questa vita, a lungo andare.

E davvero la ragazza non mi sembra il tipo da fare quello perché gli altri devono pensare così e cosà di lei. Da qui, la ribellione. Contro i suoi genitori. Contro i sudditi e contro i fratelli, che in effetti non hanno alcuna colpa, se non quella di volerle bene. Solo, sapete quando amore prova un fratello minore nei confronti del fratello maggiore? Per un periodo di vita che cambia da persona a persona, tutti gli Abele vedono i Caino come se fossero il meglio, indipendentemente da quello che fanno. Mi viene in mente una puntata dei Simpson, dove Lisa – nata da poco – stravede per Bart nonostante tutti i dispetti che le fa. Credo che quasi nessuno meriti quell’amore che provano i fratelli minori. È troppo profondo e puro. Davvero, fa paura. Per la ragazza, poi, la cosa si complica, i fratelli danno a lei non solo quell’amore fraterno, ma anche quello filiale – dato che i genitori non li considerano di striscio <3. E il problema è che il suo cuore inizia a indurirsi, come quello dei genitori. Sta diventando come loro, incapace di amare. Non credo che Blackfire, nella serie, voglia bene a Starfire. Nel fumetto originale si odiano, in quello ispirato al cartone, beh… lì a un certo punto Star dice che, per quanto le riguarda, non sono più sorelle. Non è tristissimo? *ç*





[pubblicata anche su EFP con il nick Sindy90 e su DA con il nick NamidaYume]



(Le mie fanfic <3)

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FW - Efp - DA-LiveJournal - Anobii

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Ci sono cose che si possono vedere solo al buio.
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Ma perchè piange? Lei, perfetta bellezza,
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Che male misterioso rode quel suo fianco d'atleta?
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Lei piange perchè ha vissuto e perchè vive!
Ma quello che deplora soprattutto,
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Domani, dopodomani, e sempre!
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Il mal di testa mi ricorda che *ho* una testa
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E poi, i criminali di Gotham sono unici al mondo.
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